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mercoledì 13 novembre 2013

Ercole

Ercole e la sua clava fatta con l’ulivo


Il più famoso attributo di Ercole è la clava, un nodoso bastone che l’eroe utilizzò per compiere molte delle sue imprese. Secondo Teocrito, poeta del III sec. a. C. nato a Siracusa, Ercole sulle pendici dell' Elicona sradicò con le mani un ulivo da cui ricavò la clava che lo accompagna anche in tutte le raffigurazioni statuarie.




…un robusto bastone d'oleastro
fronzuto con la scorza e col midollo
che trovai sotto l'Elicona sacro
io stesso e lo tirai fuori dal suolo
con le spesse radici tutto intero.

Teocrito, XXV, 207

Musici tra gli olivi e banchetto

Tomba dei leopardi



Tarquinia, Tomba dei Leopardi, parete di fondo con scena di banchetto sormontata
 da due leopardi affrontati.  473 a.C. circa

E' una delle più famose tombe dipinte di Tarquinia e risale alla prima metà del V secolo a.C. La scena del banchetto, frequente nelle tombe etrusche, si trova sulla parete di fondo ed è sovrastata da due leopardi che danno il nome alla tomba. Sulle pareti laterali ci sono figure di musici e danzatori che avanzano in mezzo ad alberelli di ulivo carichi di frutti. 


Gli antichi etruschi e i banchetti con olive

Gli antichi etruschi amavano soprattutto banchettare sui triclini in legno dove ci si sdraiavano e mangiavano con le mani.
Erano già a conoscenza dell’ulivo e quindi sapevano già condire gli alimenti con l’olio e mangiavano già le olive in salamoia.


La pittura qui riprodotta occupa il lato destro della tomba

Odisseo, la prova del letto nuziale

Il letto di Odisseo e Penelope

Odissea, libro ventitreesimo

Penelope mette alla prova Odisseo. Ordina a Euriclea (la nutrice) di portare il letto nuziale fuori dalla stanza, ma ciò è impossibile perché il letto è intagliato in un albero di ulivo e non può quindi essere spostato. Penelope vuole verificare se l’uomo che le sta di fronte conosce questo segreto.

La prova del letto nuziale

Orsù, Euriclèa, stendigli il solido letto
fuori del talamo ben costruito che fece lui stesso;
portate fuori il solido letto e gettatevi sopra il giaciglio,
pelli e coltri e coperte lucenti».
Disse così per provare il marito; e Odisseo,
sdegnato, disse alla moglie solerte:
«Donna, è assai doloroso quello che hai detto.
Chi mise altrove il mio letto? sarebbe difficile
anche a chi è accorto, se non viene e lo sposta,
volendolo, un dio in un luogo diverso, senza difficoltà.
Nessun uomo, vivo, mortale, neppure giovane e forte,
lo smuoverebbe con facilità: perché v’è un grande segreto
nel letto lavorato con arte; lo costruii io stesso, non altri.
Nel recinto cresceva un ulivo dalle foglie sottili,
rigoglioso, fiorente: come una colonna era grosso.
Intorno ad esso feci il mio talamo, finché lo finii
con pietre connesse, e coprii d’un buon tetto la stanza,
vi apposi una porta ben salda, fittamente connessa.
Dopo, recisi la chioma all’ulivo dalle foglie sottili:
sgrossai dalla base il suo tronco, lo piallai con il bronzo,
bene e con arte, e lo feci diritto col filo,
e ottenuto un piede di letto traforai tutto col trapano.
Iniziando da questo piallai la lettiera, finché la finii,
rabescandola d’oro e d’argento e d’avorio.
All’interno tesi le cinghie di bue, splendenti di porpora.
Ti rivelo, così, questo segno. Donna,
non so se il mio letto è fisso tuttora o se un uomo,

tagliato il tronco d’ulivo alla base, altrove lo mise».